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Roero, il Grand Canyon del Piemonte 

CHE FU "COSTRUITO" DAL DIAVOLO

 

Per costruire il promontorio dove sorge Cherasco, al diavolo ci volle una notte di lavoro.

Dovette impegnarsi a fondo, racconta la leggenda, sbancando letteralmente le colline della vicina Pocapaglia con una vanga di dimensioni mastodontiche, utilizzando una cesta grande come una città per contenere la terra di riporto. Il Diavolo costruì il promontorio di Cherasco su richiesta dei nobili del luogo, che desideravano una capitale inespugnabile. Ma il vero risultato di questa impresa, più che Cherasco, furono le Rocche del Roero, da allora considerate una propaggine dell’inferno.

Difficile non credere al mito popolare quando si cammina vicino alle Rocche. Gole profonde centinaia di metri che si inabissano d’improvviso nella verde vegetazione del luogo. Colonne di arenaria che spuntano come enormi funghi ocra tra i vigneti. Dirupi che conducono a torrenti segreti, circondati da foreste quasi impenetrabili, in cui si ascolta il grufolare indistinto di animali selvatici e – ancora oggi – l’ululato di qualche gruppo di lupi scesi dall’Appennino.

Le Rocche sono il Grand Canyon del Piemonte. Spettacolari fenomeni di origine carsica che si allungano sull’asse Sudovest-Nordest da paese di Pocapaglia fino a Cisterna d’Asti, dividendo letteralmente in due parti le terre del Roero. Proprio a Pocapaglia, dove Belzebù in persona le avrebbe scavate, le Rocche del Roero raggiungono l'apice della loro spettacolarità, creando gole così larghe da essere percorribili a piedi, immergendosi letteralmente nella natura più incontaminata e osservando, lungo il cammino, i borghi e i castelli costruiti alla loro cima. Ma è possibile godere del loro roccioso panorama in molti altri punti: Monteu Roero, ad esempio, è costruita proprio sulla dorsale delle Rocche, così come Santo Stefano Roero, nella cui piazza centrale si innalza un pinnacolo di arenaria gialla sormontato da uno scampolo di foresta. Altrettanto d’impatto è la Rocca che sovrasta Vezza d’Alba, o quelle nei dintorni di Cisterna d’Asti, che assumo un colorito grigio per la presenza di silt, ovvero limo.

La natura primordiale delle Rocche offre moltissimi spunti per i turisti e occasioni per praticare trekking. A piedi, in mountain bike o a cavallo, le Rocche del Roero sono attraversata da un articolato sistema di sentieri: oltre 300 km di percorsi tracciati dall’Ecomuseo delle Rocche, ente pubblico che si occupa della valorizzazione di questo patrimonio paesaggistico. Il sentiero più completo è certamente l’S-1, il Gran Sentiero del Roero: circa 40 km che da Bra conducono a Cisterna d’Asti, attraversando castagneti secolari, specchi d’acqua, fitti sottoboschi e panorami mozzafiato.



IL ROERO E IL VINO

Le Rocche offrono ottimi argomenti anche a chi si occupa di vino. In quanto fenditure della roccia mettono a nudo le stratificazioni geologiche, quelle in cui affondano le radici delle viti.

Osservando le Rocche si capisce a fondo la loro natura: terre gialle, composte da marne sabbiose, calcare e, in alcuni punti, vene di gesso. Terreni sciolti e leggeri, con un'alta presenza minerale. Suoli assai diversi dalle marne argillose delle vicine Langhe, che si originarono da fondali di mari profondi.

Il Roero è infatti più giovane delle Langhe di circa 5 milioni di anni. Cercando d’immaginarlo nel Pliocene, dobbiamo pensare a una zona costiera: spiagge, palme e mari poco profondi in cui sguazzavano pesci anche di grandi dimensioni. Prova ne sono le migliaia di fossili che il Roero restituisce in qualunque punto venga scavato: conchiglie, scheletri di pesci e filliti, ovvero foglie fossilizzate di piante antiche che ci raccontano di temperature elevate e una ricca vegetazione tropicale.

In questo contesto così diverso dalle Langhe, i vitigni del Roero si esprimono in maniera più delicata. Se l’argilla, in enologia, significa struttura, Le sabbie sciolte e i gessi del Roero favoriscono la nascita di vini elegantissimi e lievi, giocati sui profumi piuttosto che sul corpo, sulla piacevolezza piuttosto che sulla potenza.

IL ROERO ARNEIS DOCG DUCHESSA LIA

È in questo contesto di natura incontaminata e suoli sabbiosi che nasce il Roero Arneis Docg Duchessa Lia, etichetta che ha visto la sua prima vendemmia nel 2020 e che proprio in questi giorni è uscita sul mercato. Un vino che dentro il suo meraviglioso colore giallo paglierino con riflessi ambrati fa percepire l’aria tersa ed energica delle sue colline d’origine, la freschezza e la vivacità del suo paesaggio. Un bianco secco, profumato, che fa dell’equilibrio il suo punto di forza, affiancando sentori di frutta fresca a sfumature più floreali, con quel piacevole retrogusto ammandorlato tipico della varietà.

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