SULLE COLLINE DEL BAROLO,
AL COSPETTO DEL "RE"


Il borgo di Barolo e le straordinarie colline del "Re" dei vini in autunno

Il Barolo non è uno solo.

Seppure prodotto in una piccola zona del Piemonte meridionale, il Barolo è un mosaico di paesaggi, di territori, di suoli e di differenze microclimatiche. Ed è proprio questa sua “pluralità” a renderlo un vino così affascinante.

Sfatiamo subito un mito. Il Barolo non è un vino complesso, ma profondo. È un vino che sa farsi amare da tutti, anche dai non esperti. Più lo si assaggia e più lui si rivela nella sua grandezza grazie ad un carattere sfaccettato, intrigante e nobile: da vero “Re”.

LA DENOMINAZIONE

Il Barolo Docg (ovvero a Denominazione d’Origine Controllata e Garantita) può essere prodotto soltanto da uve nebbiolo coltivate entro i confini di 11 comuni delle Langhe occidentali che, grossomodo, sono compresi tra la città di Alba e il fiume Tanaro. Tra questi comuni ce ne sono di assai famosi: lo stesso Barolo, che dà il nome al vino, e poi Serralunga d’Alba, La Morra, Monforte d’Alba, Castiglione Falletto, Novello, Grinzane Cavour. Ma ci sono anche comuni che solitamente non sono associati a questo vino: si può infatti produrre Barolo in alcune porzioni di Diano d’Alba, Roddi, Cherasco e Verduno.

Per capire meglio il territorio del Barolo, si è soliti dividerlo in tre aree. Il versante orientale, che inizia da Grinzane Cavour e prosegue fino a Serralunga d’Alba; la zona centrale, che dal borgo di Barolo si spinge fino alle “terre alte” di Monforte d’Alba e Novello; il versante occidentale, infine, rappresentato dalle vertiginose colline di La Morra e Verduno, che si elevano alla destra della statale che collega Alba a Barolo.

POTENZA, EQUILIBRIO, ELEGANZA

La ricchezza del Barolo è figlia di suoli che, proprio in questa particolare area delle Langhe, hanno trovato la loro perfetta vocazione al nebbiolo, l’unico vitigno ammesso per la produzione di Barolo. Si tratta di terreni antichi, un tempo fondali oceanici scomparsi, ricchi di microelementi preziosi per la perfetta maturazione degli acini e lo sviluppo dei loro profumi.

Seguendo la divisione in fasce collinari, si può sommariamente dividere la denominazione in tre aree geologiche. Le colline di Serralunga d’Alba presentano suoli detti “serravalliani” (13 milioni di anni) caratterizzati dalle Formazioni di Lequio, un’alternanza di strati di argilla e sabbia con ottime percentuali di calcare: donano vini Barolo estremamente potenti. Il versante di La Morra, sul lato opposto, è invece costituito da suoli “tortoniani” (11 milioni di anni), composti dalle Marne di Sant’Agata fossili, strati marnosi con poca sabbia e sedimenti fini come limo e argilla. Particolarità dei suoli di La Morra è quella di dare un Barolo di rara finezza. Equilibrio» è invece l’aggettivo giusto per definire i vini ottenuti nella zona centrale, tra Barolo e Monforte: qui i suoli serravalliani e tortoniani si incontrano per regalare un Barolo armonico ed elegante

Panorama dalle colline del Barolo. In lontananza si scorgono le dorsali del Roero,
divise dalla valle del fiume Tanaro e, sullo sfondo, la catena alpina con la cima del Monviso


IL BAROLO DI DUCHESSA LIA

Come dicevamo all’inizio, un Barolo è grande quando rende conto della complessità del suo territorio. Così è il Barolo Docg di Duchessa Lia, ottenuto dai migliori versanti della denominazione. Un vino eclettico, in perfetto equilibrio tra potenza, austerità ed eleganza classica, misurata. Un Barolo che non eccede mai, ma si fa amare al primo sorso, capace davvero di accompagnare i grandi piatti della tradizione piemontese e italiana, oppure farsi apprezzare come vino da meditazione, per una degustazione più intima e consapevole.

Il Barolo Docg di Duchessa Lia ha un’anima profonda: sul palato si percepisce l’astringenza del tannino, tipica dell’uva nebbiolo; ma subito dopo prosegue con meravigliosa pienezza gustativa, sprigiona sentori di frutti rossi, spezie e addirittura concede sfumature balsamiche e di cuoio lavorato, donate dal lungo affinamento: almeno 38 mesi di cui 18 passati in botti di legno.


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